|
|
Quando siete per strada vi è mai capitato di guardarvi attorno e provare qualcosa che non avevate mai provato prima? A me a volte succede, ma le sensazioni che provo non sono mai positive. L’altro giorno ad esempio, mentre tornavo a casa dopo una guida, ho visto un signore anziano, seduto sulla panchina di marmo, una delle tante che hanno messo in quel vialetto alberato pedonale che fronteggia l’ospedale e arriva fino all’entrata del parcheggio del santuario. Quel signore era li, seduto, in silenzio. Mi ha fissata, io lo osservavo da dietro i miei occhiali, con le mie cuffie nelle orecchie. Stavo ascoltando “smells like teen spirit”, non la versione dei nirvana, quella di Tori Amos. D’un tratto, una sensazione fortissima mi è precipitata addosso, ho sentito come se qualcosa si svuotasse dentro di me, quasi togliendomi il respiro. Ho continuato a guardare l’anziano signore che a sua volta mi guardava. Ha seguito la mia camminata non so fino a dove. Ricordo ancora perfettamente il suo volto, la sua espressione, i suoi occhi. E ricordo di essermi chiesta se aveva ancora una moglie o non più.
Non so perché in questo momento, mentre scrivo, ho gli occhi lucidi e qualche lacrima cerca disperatamente di restare aggrappata ai miei occhi e non scivolare sulle mie guance. Non so perché ora passo da avere dei momenti in cui ho freddo e altri in cui ho caldissimo.
Leggevo il libro che mi ha prestato la bangi ieri mattina, in classe. Alla fine di una delle prime pagine ho trovato scritte queste parole “.. Ma le si spezzerebbe il cuore se vedesse come certe persone aspettano sempre inutilmente che qualcuno venga a trovarle. Il sabato si fanno pettinare i capelli e la domenica mattina si mettono in ghingheri, e il più delle volte non viene nessuno. A me dispiace, ma cosa ci posso fare? Avere figli non significa ricevere anche visite. Proprio per niente. ..”
Mentre la scrivo sento freddo e passando la lingua sulle labbra posso sentire quel sapore così unico che hanno le lacrime. Ho chiuso il libro dopo aver letto quella frase.
Non so come trasformare quello che sento in parole, non riesco a esternare questi sentimenti. Credo che se dovessi parlare con qualcuno di questo argomento in modo serio e cercare di dire quello che penso e sento non farei altro che piangere. Probabilmente quelle lacrime esprimerebbero meglio di mille parole quello che cercherei invano di dire.
Ho in mente un’immagine ricorrente. Mia nonna, la persona che in assoluto amo più di qualsiasi altra al mondo, seduta davanti alla finestra, che guarda giù, in silenzio. Domenica mattina quando mi sono alzata era la, seduta sul divano, in silenzio. Guardava per terra. Non so esattamente a cosa stesse pensando, ma una vaga idea posso averla. L’avevo sentita poco prima parlare al telefono con una sua amica che le aveva comunicato che una delle signore che frequentava mia nonna era morta. L’ho guardata e nonostante avessi ancora sonno mi sono seduta accanto a lei. Il silenzio che regnava era assordante. Dopo poco si è girata verso di me e mi ha detto guardandomi negli occhi “siamo nati per morire..”. Mi è gelato il sangue nelle vene quando le ho sentito dire quella frase. Ho avuto paura, tanta paura. E come adesso anche domenica mattina mi si è formato un groppo in gola che cercavo di trattenere con così prepotentemente che mi faceva male la gola.
Mi sento così fragile. A volte mi prendono questi specie di attacchi di non so cosa.. non so davvero come definirli e non so nemmeno definire esattamente come io mi senta.
Ho paura. Ho tanta paura.
|
|